Un sospiro grazie al coaching

my emotional training

Sono stata in vacanza a rilassarmi, ci credete? Io ho fatto un pò di fatica crederci ma, quando sono arrivata a Cervinia insieme a Nadia e le nostre due amiche, ho fatto un enorme respiro a pieni polmoni e da due segnali inequivocabili, il freddo e l’ossigeno puro, ci ho creduto: ferie!

Passano poche ore e già l’ansia da milanese mi fa sentire a disagio rispetto alla lentezza dei tranquilli abitanti di Cervinia. Ci sediamo al sole per gustarci un piatto di polenta e dopo 45 secondi mi alzo e chiedo “Scusi ci porta il menu?“. Il proprietario della locanda con il sorriso e un pò di pena nei miei confronti ci porta una lavagna dimensione 1mtq e ci racconta il menù. Niente da fare, sono già in trepidazione e spazientita: dopo 10 minuti non solo non stavo mangiando ma non avevo nulla da fare se non rilassarmi. Sconforto: mi rendo conto di essere  incapace di fermarmi e rilassarmi gustandomi il momento, incapace di oziare e ascoltare il silenzio, incapace di fare un respiro a pieni polmoni se non anticipato da 20 secondi di apnea.

Una vita in apnea

Nella quotidianità vivo quasi tutti i giorni in funzione di fare qualche cosa mentre sto già pensando di farne un’altra e poi un’altra ancora e così fino alla fine della giornata. Odio fermarmi a pensare e ho il terrore di farlo per paura di perdere minuti preziosi e di buttare via tempo. Ho sempre creduto di essere più furba di tutti riempiendo le mie giornate a tappo quasi da togliermi il respiro.

Vivo a 2000 se il resto del mondo va a 1000 e mi dico: “Brava Eli tu si che sei una roccia, non ti ferma niente e nessuno“.

Torniamo a Cervinia però: finisce il nostro primo pranzo e dopo 90 minuti passati a ballare sulla sedia come se scottasse facendo avanti indietro tra il bagno, la cassa, il prato e ogni scusa per muoversi mi guardo da fuori e provo solo una gran pena. Nonostante questo il mio spirito dinamico prende il sopravvento e mi dico: “Dai Eli forza sei in vacanza, sono giorni speciali, devi divertirti e viverti tutti i secondi al massimo per sfruttare al meglio  le tue ferie!

Inizio a bombardare Nadia, Silvia e Andre di mille idee per passare le nostre giornate: passeggiare, sciare, fare la spesa, comprare i fuochi d’artificio, cucinare e tutto ciò che ci avrebbe permesso di fare sempre qualche cosa.

Rinuncio al sogno di essere quella persona capace di fermarsi e nel silenzio  leggere, riflettere, riposare, scrivere e pensare.

Mi prendo un momento tutto per me

my emotional training la semplicità

Il 30 dicembre improvvisamente dopo pranzo Nadia ha un’idea: “Ragazze vi andrebbe di fare tutte insieme il calendario del 2016 di Susannah Conway.? Ne ho preparate delle fotocopie per tutte! E’ un esercizio un pò lungo ma molto bello e interessante. Io l’ho fatto anche l’anno scorso ed  é stato uno degli esercizi di coaching che mi ha permesso di passare questo 2015 come desideravo.

Silenzio. Io e Andrea ci guardiamo un pò preoccupate e curiose mentre Silvia sembra più entusiasta senza però aver ben capito cosa fosse.

In fondo era una prova per fare qualche cosa di diverso: grazie a questo esercizio magari mi sarei riavvicinata al mio sogno di leggere, pensare e scrivere prendendo tempo per me stessa da ferma.

Che bello amore ci voglio provare! Mi sembra un bellissimo esercizio e mi piacerebbe essere aiutata per pianificare il mio 2016 con sogni progetti e obiettivi attraverso domande giuste!

Gasatissima prendo le mie fotocopie e, con la stessa voracità con cui di solito apro il panettone, le sfoglio e prendo una penna: introspezione sei mia!

Mi cade la mascella dopo la prima riga…tutto scritto in inglese. Dentro di me parte il primo “porcone” e subito mi chiedo chi me lo aveva fatto fare…poi avendo Andre di fianco,che è la più brava e paziente insegnante di inglese che conosco, decido di provarci.

“Andre ti andrebbe un thè? Andre ti andrebbe anche di tradurmi 33 pagine di domande in inglese?”

Scoppiamo a ridere ma missione compiuta: tutto tradotto e posso incominciare a progettare il mio 2016.

Parto con tutte le buone intenzioni, sicura che per me un esercizio così statico non sarebbe stato affatto faticoso e difficile. Volevo farlo tutto, bene e ovviamente velocemente.

Dopo qualche minuto di riflessione per rispondere alla prima domanda avevo capito di aver  trovato pane per i miei denti. Grazie a questo banale esercizio di coaching sono stata in silenzio a scrivere e riflettere  inchiodata alla sedia per 5 interminabili pomeriggi.

Non saprei neanche descrivere tutte le emozioni provate mentre scrivevo raccontandomi e scoprendo pensieri che non avevo mai considerato. Gioia infinita  mentre mi conoscevo, ma  rabbia per non essermi permessa prima di concedermi del tempo per ascoltarmi.

La prima parte di questo esercizio era tutta sull’analisi e la visualizzazione del 2015. Cose fatte e non fatte, obiettivi raggiunti e sogni realizzati, a chi chiedere grazie e chi perdonare e un’infinità di domande personali rispetto a ciò che abbiamo avuto, come siamo stati, come ci siamo arricchiti.

Il domandone che più mi ha messo in crisi è stato descrivere il mio momento più bello del 2015.

Non riuscivo a visualizzarne solo uno o forse ne ero così gelosa che non volevo neanche descriverlo per paura di non rendere giustizia a ciò che avevo provato. Con molta fatica e un pò di rifiuto iniziale però scrivere le mie sensazioni e rileggerle è stato un momento stupendo che mi ha permesso di provare la felicità pari a quella del momento che stavo descrivendo.

Chiudere gli occhi nel silenzio e nel calore di quel monolocale e ripercorrere tanti momenti stupendi e tanti difficili di questo 2015 mi ha fatto sentire più vicina a me stessa, più consapevole più grata alla vita e più motivata a cambiare ciò che non volevo più e che era dipeso da me.

Questo viaggio tra presente e passato era talmente bello che quando sono arrivata alla pagina in cui dovevo scrivere una lettera a questo 2015 per salutarlo mi sono proprio commossa.

No, non siete ancora sotto l’effetto del grappino di capodanno, avete letto bene: una personal trainer ferma e seduta, che pensa, riflette, legge, scrive e piange…miracolo? No, COACHING.

Parola d’ordine? Semplicità.

Vado avanti e dopo le lacrime per salutare il mio 2015 un pò più fragile e forse per questo un pò più forte, avanzo e inizio a rispondere alle domande sul mio futuro.

Già la prima richiesta mi mette in crisi e rimango 10 minuti a pensare che parola sarà il mio 2016…eccola trovata: SEMPLICITA’.

Da qui esercizi di creatività per visualizzare il 2016 come una strada su cui disegnare le tappe più importanti che vorremmo percorrere. Subito dopo cercare altri termini per immaginare il 2016 come musica o film o libro. Arriva poi il momento delle domande scomode, che entrano nel dettaglio.

Odio questo momento perché entrare “nel dettaglio” non mi permette di sorvolare…mi obbliga a darmi delle mete tangibili e mi richiede i passi che voglio fare  per arrivarci. Che frustrazione, non posso inventarmi più che è colpa del mondo e che io ce l’ho messa tutta. Tutto nero su bianco, lo leggo, lo faccio mio e sono fregata.

Il 2016 sarà ciò che io vorrò, ma dipende solo da me. Dipende da me anche reagire a ciò che fuori può succedere e che non posso cambiare ma posso scegliere come attraversare.

Insomma la partenza  del 2016 è stata davvero un’esplosione di emozioni.

Paura, sogno, rabbia, gioia, sconforto, fatica, coraggio e leggerezza e altri mille stati d’animo che mai avrei pensato di provare seduta su una sedia.

Emozioni così forti da sentirle anche fisicamente, se pur ferma immobile.Emozioni che mi hanno arricchito tantissimo e mi hanno fatto riflettere sull’importanza di fermarsi, chiedersi cosa si sente, chiedersi cosa si vuole, guardarsi dentro e guardarsi intorno.

La parte più bella di tutti questi pomeriggi è stato condividere dubbi e riflessioni con le mie amiche e con Nadia che ci ha continuamente guidato nel vero senso di questo esercizio. Sono stata davvero bene e sono troppo felice di averlo fatto, perché oggi mi sento  diversa, semplicemente arricchita da una dose di leggerezza che di certo non avrei trovato nel fare.

Grazie a tante riflessioni e confronti torno alla mia vita con una visione di ciò che desidero e sopratutto con la consapevolezza di quanto sia importante fermarsi e farsi alcuna domande prima di agire e continuare a fare. Il fare riempie il tempo, ma il pensare lo arricchisce, quindi forse ci vuole un giusto equilibrio tra le due cose.

Vivo e vivrò sempre di sport e movimento e la mia natura sarà per sempre dinamica ma sarò sincera nel consigliarvi di riposarvi prima di affrontare una salita, di recuperare prima di affrontare un allenamento, di riposare prima di lottare in una sfida di pensare prima di agire.

Il movimento è pensiero che evolve e lo sport è emozione che si muove.

 

 

Written by MyEmotional Team